Presentazione Victorian Solstice

Presentazione Victorian Solstice

Sabato 6 giugno 2015
presso Libreria Ubik, Via Oberdan 4/c Parma

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Londra 1890: Babele, Gran Forno, Inferno e Paradiso. Capitale del Mondo Occidentale. Dai fasti di Buckingham Palace al Popolo degli Abissi, passando per il rutilante mondo della potente borghesia in ascesa. Delitti, intrighi, passioni, amore e morte. Il Crepuscolo di un’epoca, l’agonia del Lungo Ottocento che ha ormai perso la sua innocenza.

Rimedi di bellezza di Caterina Sforza

Rimedi di bellezza di Caterina Sforza

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Gli scrittori del rinascimento raccontano che Caterina Sforza avesse superato per fama, ogni altra donna del suo tempo:  era una donna tenace, determinata, molto versatile, si occupava di erboristeria, di medicina, di cosmetica e d’alchimia. Caterina Sforza era anche una donna di incredibile bellezza che spendeva tempo e denaro per preservarle e nessun consiglio veniva tralasciato indipendente da dove arrivasse:  antiche ricette orientali, rimedi popolari, miscele che arrivavano da oscuri monasteri che lei cercava con estrema tenacia non esistendo all’epoca cosmetici già pronti.

Le sue ricette sono state tramandate in un libro “Experimenti della excellentissima signora Caterina da Forlì” composto da quattrocentosettantuno rimedi curativi e di bellezza del viso e del corpo con indicazioni per la preparazione di pomate, unguenti, miscele, acqua che Caterina preparava con l’aiuto degli speziali di corte. Questi rimedi sono dei veri e propri esperimenti con i quali Caterina Sforza si dilettava e sperimentava su se stessa.

– Per sbiancare e guarire il viso arso dal sole (per far la faccia bianchissima et bella et colorita)
All’epoca di Caterina Sforza, una prerogativa della bellezza era avere una carnagione chiarissima pertanto Caterina inventò un impacco adatto allo scopo mescolare dello zucchero con del bianco d’uovo e acqua di bryonia (Bryonia dioica, n.d.r.). Con questo miscuglio ci si deve bagnare il viso.
Con questa ricetta spariscono i rossori, la pelle tesa e la desquamazione che accompagna le scottature solari.

– Acqua per far crescere i capelli (per far crescere li capelli)
Questa ricetta di Caterina Sforza è raccomandata per far diventare i capelli lunghi. E’ molto semplice. Si prepara un semplice decotto con una manciata di malva, del trifoglio, del prezzemolo e con questo decotto si fanno diversi lavaggi.
Semplice, da provare per la bellezza e la cura dei capelli di tutte le donne.

– Ricetta per far diventare i capelli biondi e belli (per far li capelli biondi de colore de oro)
Questa ricetta di bellezza di Caterina Sforza per far diventare i “capelli biondi et belli” consiste nel far bollire delle foglie di edera e cenere ricavata dai gambi della stessa pianta.
Dopo che avrà bollito, si dovrà filtrare “et con quella acqua lavati il capo et farai li capelli belli e biondi”.
Caterina però, per rendere la ricetta ancora più sicura raccomanda a tutte le donne di mettere nel decotto anche tre pezzettini di radice di rabarbaro che si lasciano in infusione per un giorno intero. Dopo di che si inzuppa un panno e con esso si avvolge il capo “et lassato stare sino a che sia quasi asciutto et senza dubbio verranuo rilucenti come oro”.

– Ricetta per far diventare i denti bianchi e lucenti
Questa ricetta di bellezza Caterina Sforza è un po’ insolita ma molto semplice da realizzare. Prendi dei grossi gambi di rosmarino e falli abbruciare sin che diventino cenere. Metti detta cenere in una piccola pignatta con qualche foglia di rosmarino acciocchè ne prenda l’odore. Con detta cenere sfrega spesso li denti con una pezza di lino.
Per completare l’efficacia della cenere di rosmarino “et fermare li denti e le gengive, dopo averli sfregati con la cenere lavali con bono vino”.
Ogni uomo ed ogni donna sarà sorpreso dall’efficacia di questa semplice ricetta.

– Ricetta per far profumare l’alito
Caterina Sforza, per avere un alito profumato, consigliava questa ricetta
Ingredienti
– scorza di cedro
– noce moscata
– chiodi di garofano
– cannella
Preparazione
Polverizzare il tutto ed impastarlo con del vino “et fanne pallottole et pigliane ante ed cibo et de poi el cibo”.

Le ultime righe della ricetta raccomandano di non mangiare aglio o cipolla per qualche giorno “et vederai et sentirai miracoli”.

– Ricetta per avere la pelle delle mani bianca e morbida (per far le mani bianche et belle tanto che pareranno de avorio)
Caterina Sforza, non poteva dimenticare la cura delle mani. Ecco una ricetta molto semplice da realizzare e di sicura efficacia per il benessere e la bellezza delle mani di ogni donna:
“Dai a lungo bollore ad acqua e crusca di grano finchè la mescolanza un poco si addensi. Poscia fai colar l’acqua e ancora calda metti in essa un pomo (una mela n.d.r.) tagliato in tocchi e quando essa acqua sarà fredda lavatene le mani che resteranno bianche e morbide ed belle vedersi”.

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What Was in “Cantarella,” The Borgia’s Famous Poison?

What Was in “Cantarella,” The Borgia’s Famous Poison?

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If you wanted to be Pope (or stay Pope) in the 1400s, there was only one way to do it. Cantarella was the poison of choice for the Borgia family. But what was in the deadly poison? And why has it become infamous?

In 1503, Pope Alexander VI had a bit of a problem with the Venetian cardinal. How lucky for him that the cardinal soon died of violent diarrhea and vomiting. Alexander had his personal troops ride out to the estate of the late cardinal, collect 150,000 ducats, and drop off nine new cardinals to replace him. In this way, the Pope received not only money from the death, but an opportunity to pack the local cardinals with people loyal to himself.

The year 1503 was the last year of Pope Alexander VI’s life, and so the Venetian cardinal’s death was the end of a long series of happy coincidences for him. Many times people who opposed him, or were just in his way, seemed to drop down dead. The Pope maintained this was coincidence. Others maintained that it was cantarella, a poison favored by the Pope’s family, the Borgias. So often did they have need of this poison that it was said that the Pope’s son, Cesare Borgia, kept a little supply of it in his ring.

What Was in "Cantarella," The Borgia's Famous Poison?

What was cantarella? Many people have speculated over the years. Some people think that the name implies it was cantharidin, a powder derived from blister beetles that causes blisters to form through severe chemical burns. Most historians believe that it was a compound of arsenic. Arsenic poison, if dosed right, didn’t kill instantly. Its victim got sicker and sicker, over a number of months. Arsenic disrupts the cell’s energy cycle, causing cells to die. They die in such a way that the nearby phagocytes cannot and do not ingest the cell, meaning that it does not get cleared away and becomes dead, foreign material inside the body. In practice, this means weakness, confusion, vomiting, diarrhea, and intestinal pain. These symptoms, at the time of the Borgias, could be any one of a dozen illnesses.

The skill in using arsenic isn’t just causing death. Arsenic was a well-known rat poison even in the 1400s. The skill was in mixing and diluting the compound just enough that the poisoning wasn’t immediate and obvious. One rumor regarding the Borgias indicates they used a compound that would have killed people even if the arsenic wasn’t in it. Supposedly they slaughtered and disemboweled pigs, tore out their entrails, sprinkled the entrails with arsenic, and let them sit there. After some time, they squeezed the “semi-putrid” stuff from the mess, and made that into cantarella.

It was common to suspend arsenic in animal or vegetable oils, so it’s not an unbelievable story. It does explain why they felt the need to give the stuff such an excessively mellifluous name. “We poison people with rotten pig juice,” isn’t something a Pope should say.

[Via The Borgias, The Ubiquitous Poison, Tasting the Cup of the Borgia.]

Una conferenza per sfatare la leggenda nera dei Borgia

Una conferenza per sfatare la leggenda nera dei Borgia

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Articolo vecchio (ma sempre interessante), su Storia in rete.
Una leggenda nera. Nera come il veleno, nera come l’incesto, nera come l’inferno. Da cinque secoli, nonostante le ampie e documentate smentite, la vicenda umana di Lucrezia Borgia, figlia di papa Alessandro VI, è incapsulata dentro questo cliché da becero fotoromanzo, da best seller alla Dan Brown, da gossip all’insegna di sesso, sangue e denaro, che ha estensori del calibro di Victor Hugo e Guicciardini, di poeti come Sannazaro e Pontano, di musicisti come Donizetti. In realtà più che un’artefice di nefandezze fu una vittima, più che una lussuriosa e demoniaca avvelenatrice, fu negli ultimi anni di vita una moglie esemplare, terziaria francescana, dedita al mecenatismo e attenta alle esigenze dei poveri della città di Ferrara. I Borgia. La leggenda nera è appunto il titolo dell’ultimo saggio divulgativo dello storico e critico Mario Dal Bello (Città Nuova, pp. 148, euro 12), teso a fare da megafono alla verità, nel bene e nel male, anche grazie ai documenti emersi dall’Archivo Segreto Vaticano. Insomma, “Tutta la verità sui Borgia”, che è anche il titolo della conferenza che si tiene questo pomeriggio a Roma a Sant’Ivo alla Sapienza, alla quale partecipano: Dal Bello, la medievista dell’Archivio Segreto Vaticano, Barbara Frale e il vaticanista di Panorama Ignazio Ingrao.

di Roberto Zanini da Avvenire del 6 novembre 2012

Allora, professor Dal Bello, come possono tante falsità fissarsi nell’immaginario collettivo?

«Perché i primi a raccontare la vicenda dei Borgia furono essenzialmente i loro denigratori; perché a Lucrezia, colta (parla il latino) bionda e bella piaceva la vita mondana; perché a mettere in giro la peggiore delle maldicenze su di lei fu il suo primo marito, Giovanni Sforza».

Una vendetta?

«Il padre di Lucrezia, Alessando VI, non avendo più convenienza dall’alleanza con gli Sforza, decide di utilizzare nuovamente la figlia per i suoi fini politici e gli interessi del suo braccio destro, il figlio Cesare, facendola sposare ad Alfonso d’Aragona. Mette alle strette Giovanni Sforza, lo costringe a firmare una dichiarazione (falsa) di impotenza e annulla il matrimonio, sostenendo che la figlia è ancora vergine. Giovanni, pur essendo stato aiutato da Lucrezia a fuggire dalle grinfie di Cesare che lo vuole morto, tornato nei suoi possedimenti racconta al mondo che il vero intento di Papa Alessandro è quello di tenersi Lucrezia tutta per lui».

Accusa di incesto alla quale però seguono a stretto giro due delitti veri: quello del giovane amante di Lucrezia e quello del secondo marito.

«Entrambi vengono fatti uccidere da Cesare (che pare abbia anche fatto eliminare il proprio fratello e antagonista Giovanni). Il primo a cadere è il giovane amante di Lucrezia e padre del suo primo figlio. Si tratta di un servitore di nome Perotto, giovane come lei. La loro breve storia d’amore è coperta da una dama di lei, Pentasilea. Secondo il resoconto dell’ambasciatore di Venezia a Roma (la Serenissima non era amica di Papa Alessandro) quando Cesare scopre la tresca insegue Perotto per i corridoi del palazzo. Questi si rifugia nella stanza del Papa e gli si getta ai piedi. Il Papa fa il gesto di proteggerlo col suo mantello, ma Cesare lo trapassa comunque con la spada, insanguinando lo stesso Alessandro VI. Un pezzo di autentica fiction, in cui all’assassinio si aggiunge lo sfregio per la figura del Papa e lo si dipinge come succube di Cesare. Certamente Perotto non è stato ucciso così. Il suo corpo e quello di Pentasilea vengono trovati molto tempo dopo, freschi di assassinio, nelle acque del Tevere».

Dove viene trovato Giovanni, fratello di Cesare e figlio di Alessandro VI.

«All’epoca il Tevere era una discarica di morti ammazzati. Roma era ostaggio delle rivalità delle grandi famiglie nobili che si contendevano il potere e il papato. All’annuncio della morte di Callisto III (1458), il primo papa Borgia (zio di Alessandro VI), vengono uccise più di 200 persone nel giro di poche ore, soprattutto dignitari e familiari del Papa, tale era l’odio per i Borgia, originari della Spagna, da parte della nobiltà romana. E un canonico al quale Callisto aveva rifiutato la porpora scrive un libello diffamatorio in cui si racconta che prima di morire il Papa aveva rifiutato i sacramenti tanto aveva in odio la fede. Una falsità».

Anche intorno alla morte di Alessandro si costruisce una fiction.

«Una fiction che è attestata da Guicciardini, fonte essenziale, come Machiavelli (conoscente di Cesare), di tutta la storiografia successiva. Entrambi fiorentini e quindi non proprio benevoli con Alessandro VI, che nonostante tutto era stato un grande politico, oltre che ideatore della “Porta Santa” e riformatore degli ordini ecclesiastici. Alessandro muore ad agosto. Il corpo va subito in putrefazione. Per il popolo è la conferma della dissolutezza del Papa: “questo serpente”, annota lo storico, che aveva avvelenato tutti ed era stato avvelenato anch’egli. In realtà Alessandro VI è morto di malaria e il veleno come strumento politico era usato dai Borgia come da ogni altra grande famiglia dell’epoca».

Non però da Lucrezia.

«Quando Lucrezia muore a 39 anni, il 22 giugno 1519, per le conseguenze della nascita dell’ottavo figlio, a piangere è l’intera Ferrara. Anche il terzo marito, Alfonso d’Este, che l’ha sposata per ragioni politiche, è distrutto. Lei ha fatto testamento, si è confessata e comunicata. Le sue ultime parole sono degne di una santa: “Sono di Dio per sempre”».

 

 

La vera storia di Lucrezia Borgia

La vera storia di Lucrezia Borgia

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La leggenda la vuole bellissima, perfida, cinica e assassina. La Storia ne conserva invece un ricordo decisamente migliore: Lucrezia Borgia non fu certo un angelo ma fu una donna costretta dagli uomini della sua famiglia a subire scelte anche dolorose. Ma gran parte delle vicende terribili che le sono state attribuite o che in realtà la videro coinvolta si verificarono nel giro di pochi anni, nel pieno del pontificato di suo padre, Papa Alessandro VI, e del massimo potere di suo fratello Cesare, il famigerato Duca Valentino. Una volta lasciata, per sempre Roma, le cose cambiarono. E se, soprattutto in Spagna, è in atto una parziale riabilitazione storiografica dell’intera famiglia, a cominciare dal discusso Alessandro VI, forse per Lucrezia non c’è bisogni di fare grandi esercizi di revisionismo. Infatti, a partire dal suo terzo matrimonio, quello col Duca di Ferrara Alfonso I d’Este, nel 1501, Lucrezia, a soli 21 anni, iniziò una nuova vita, quella definitiva. Una vita tranquilla, di corte, dove come altre grandi dame dell’epoca venne celebrata dai poeti (come Bembo e Ariosto), fu amata dal marito e diede al mondo ben sei figli. L’ultimo parto le fu fatale, a soli 39 anni. Una fine straordinariamente normale.