Ancora Corella-vampiro…

da La rinascita di Hermes:

Costanza non attese che si fosse allontanato, pronta a fronteggiare la nuova presenza. La catena era scomparsa, come era apparsa, e tutto sembrava quiete e silenzio intorno a lei. Poi, all’ombra di un quercia secolare, scorse una figura immobile, la schiena appoggiata al tronco, le braccia conserte.
Senza tradire alcuna emozione, la donna antica rimase al suo posto, eretta, solo le mani contratte, pronte a scattare in caso di una nuova minaccia.
L’uomo si staccò dall’albero, emerse dalle ombre, come se fosse fatto d’ombra lui stesso. E forse era proprio così, perché quando avanzò l’oscurità parve coagularsi nella massa lucida dei capelli inanellati sul collo e le spalle. Indossava una blusa nera, di foggia indefinibile, un giustacuore in cuoio che fasciava la figura snella, pantaloni e stivali neri.
Quando la salutò, lo fece con un inchino, sfilandosi al contempo il berretto floscio che gli copriva il capo.
«La notte sia con Voi, Madonna Costanza».
E le sorrise, un sorriso da lupo, nel volto bruno, negli occhi color dell’acciaio che la scrutavano, senza minaccia, senza timore.
Costanza si limitò a un rigido cenno del capo, senza sorridere.
«Sia con Voi la notte, signore, sebbene io ancora non sappia se debba annientarvi o ringraziarvi per il vostro seppur non richiesto intervento» lo salutò a sua volta, e subito aggiunse, non senza ironia:
«Di certo, conoscere il vostro nome potrebbe affrettare la mia decisione in una direzione piuttosto che nell’altra».
Lui parve trovare divertente quella sua affermazione, perché il sorriso si accentuò, sulle labbra carnose, e si affrettò a rispondere:
«Micheletto è il nome con cui mi chiama il mio signore, Michele Corella quello con cui ero conosciuto prima di divenire ciò che sono. Che io sia per Madonna ciò che Madonna desidera».
«Avete la lingua letale quanto la vostra catena, Michele» osservò Costanza, l’ombra di un sorriso sulle labbra vermiglie.
«E ditemi, cosa volete da me, o cosa vuole da me questo vostro signore? La notte richiede il suo tributo, e io ho un viaggio da affrontare prima dell’alba»
Lui si avvicinò di un passo e, poiché lei non retrocedeva, di un altro ancora. Erano uno di fronte all’altra, ora, e i loro sguardi si specchiavano come il buio sull’acciaio.

Leave a Reply