Astorre Manfredi, Capitolo 10. Aprile, 1501

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«Io so cos’è combattere nell’oscurità»
[…]
«Io so cos’è la disperazione di chi combatte una battaglia di cui lui solo conosce la ragione, quando gli altri l’hanno dimenticata. Di chi intuisce l’esito ancora prima di intraprendere l’impresa e tuttavia non può esimersi dall’imbarcarsi in essa, mosso da fondamenti ineffabili ai più.»
Il silenzio all’interno della tenda era surreale. Perfino la bufera sembrava essersi arrestata, rimasta in sospeso, in ascolto.
«La vostra battaglia vi è cara, Astorre, poiché è tutto ciò che avete» aveva ripreso Cesare «è la vostra sola amica, la vostra sola consolazione. Il padre e la madre nel cui sguardo potete specchiarvi senza timore di leggere altro che fierezza e amore. È la sola confidente, ascolta il vostro respiro la notte, il vostro pianto sommesso quando vi credete solo. È per lei, per questa vostra guerra interiore che combattete e andate avanti, prima che per la vostra città, prima che per coloro che amate e che dicono di amarvi.»

 

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