da admin | Nov 6, 2014 | News
Sebbene il nome di Lucrezia Borgia sia da secoli immancabilmente accostato agli scandali e agli intrighi che coinvolsero essa stessa e i membri della sua illustre famiglia, le cui malefatte funestarono il Rinascimento lasciando dietro di sé una triste memoria fatta di sangue e angherie, questa donna bella e (forse) dissoluta, cresciuta in un ambiente domestico a dir poco sconcertante al quale, giocoforza, dovette adattarsi, fu capace, soprattutto negli ultimi anni della sua breve vita, di mostrare un sincero pentimento per la condotta passata, come testimoniano le pratiche religiose nelle quali assiduamente si impegnava e le importanti iniziative politiche che attuò in favore dello Stato estense.
Il meraviglioso archivio della città di Modena, che contiene documenti preziosissimi sulla corte ferrarese, ha recentemente permesso di gettare nuova luce su questo personaggio femminile dai tratti difficili e spesso oscuri, mostrando la serietà e l’autorevolezza che Lucrezia dimostrò nella gestione delle risorse familiari e pubbliche, oltre alle sue insospettabili capacità imprenditoriali, tutt’altro che scontate o comuni in una donna vissuta tra il XV e il XVI secolo.
Le carte, comprensive di registri contabili, testimoniano, tra l’altro, che Lucrezia bonificò terre incolte e paludose, promosse l’allevamento di ovini e bovini, incrementò la produzione dei poderi e gestì con abilità un gruppo di artigiani specializzati in diverse mansioni.
In conclusione, gran parte della floridezza di cui la corte estense godette tra il ‘400 e il ‘500, la si dovette proprio alla chiacchieratissima figlia di Alessandro VI, “imprenditrice” intelligente e moderna (Foto da: wikipedia.org).
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da admin | Nov 6, 2014 | News
Altro che intrigante e mangiatrice di uomini, Lucrezia Borgia fu una donna colta e raffinata, che soprattutto nelle vesti di duchessa di Ferrara, abbandonate le inquietudini del passato, si preoccupò di dare impulso all’arte mantenendo sotto la propria ala protettrice i più grandi letterati del tempo, i quali contribuirono a rendere la corte estense una delle più vivaci d’Italia dal punto di vista intellettuale.
Tra i personaggi di spicco che furono amici della figlia di Alessandro VI basti citare Ludovico Ariosto, che le dedicò alcuni versi pieni di ammirazione e riconoscenza nell’ Orlando Furioso, e il cardinale Pietro Bembo, uno tra i maggiori poeti e scrittori vissuti a cavallo fra il ‘400 e il ‘500 (Foto da: pinterest.com).
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da admin | Ott 15, 2014 | News
Caterina Sforza, il cuore e la spada di StoriaDoc
Tra le grandi donne del Rinascimento italiano, Caterina Sforza Riario ha più di un motivo per primeggiare: esercitò anche lei un’influenza politica ma, a differenza delle altre, lo fece anche con le armi, riuscendo in più occasioni a conseguire importanti risultati. Come, ad esempio, quando volle vendicare la morte dei suoi primi due mariti o quando si impossessò di Castel Sant’Angelo, nell’agosto 1484, alla morte di Papa Sisto IV. Caterina aveva solo 21 anni in quei giorni ed era la moglie del signore di Imola e Forlì. Di anni ne vivrà complessivamente solo 46 ma li fece “fruttare” al massimo: tre matrimoni, sette figli, scontri e battaglie e un “hobby” : l’erboristeria, la medicina naturale e i trattamenti di bellezza. Le oltre 400 sue ricette, frutto di ricerche personali anche di alchimia, sono arrivate fino a noi. Insomma, una donna che seppe unire doti “virili” ad un indole molto femminile. Del resto la sua proverbiale bellezza contribuì al suo mito mentre era ancora in vita. Ma, in almeno in un’occasione, fu causa della più brutta delle esperienze: alcuni giorni in balia del feroce duca Valentino, Cesare Borgia, all’indomani della caduta della sua Forlì. Nella sua vicenda si intrecciano i protagonisti della fine del ‘400: gli Sforza (era figlia illegittima del duca di Milano Galeazzo Maria e Ludovico Il Moro era suo zio paterno), i Riario (la famiglia di Sisto IV), i Borgia (con cui fu sempre in frizione, sia con il Papa Alessandro VI che col figlio Cesare) e i Medici (il suo terzo marito fu Giovanni Il Popolano, cugino del Magnifico: dalla coppia sarebbe nato Giovanni dalle Bande nere, il maggior capitano di ventura del Cinquecento e capostipite del ramo dei duchi e granduchi di Toscana). Il documentario integrale è disponibile a questo link: http://storiadoc.com/caterinasforza/
da admin | Ott 15, 2014 | News
Ecco un caso in cui l’arte trae ispirazione dalla Storia intesa più come leggenda che come verità.
Il dipinto riportato nell’immagine è stato realizzato nel 1861 dal preraffaellita inglese Dante Gabriel Rossetti e il soggetto è fin troppo chiaro: la bella e bionda figura in primo piano è Lucrezia Borgia, colta nell’atto di lavarsi le mani dopo aver ucciso, avvelenandolo, il secondo marito Alfonso d’Aragona.
La fama di
spietata avvelenatrice accompagnò la giovane figlia di
Alessandro VI per tutta la vita e rimase pressoché intatta anche nei secoli successivi, finché fonti inedite e un’analisi più accurata di quelle preesistenti non hanno permesso di fare un po’ di giustizia intorno alla bistrattata figura di questa donna, in realtà più vittima che carnefice; la
cantarella, un potentissimo veleno derivato dall’arsenico, trovò in effetti largo impiego all’interno della famiglia Borgia (
http://www.pilloledistoria.it/3435/storia-moderna/luso-veleno-nel-rinascimento), ma non, a quanto sembra, da parte di Lucrezia.
Ciò significa che non vi è a tutt’oggi alcuna prova che Lucrezia Borgia sia stata la diabolica avvelenatrice che molti, nemici del casato al quale apparteneva in primis, hanno voluto far credere.
Quanto all’episodio cui si riferisce l’opera di Rossetti infine, è ormai accertato che si tratti di pura invenzione, essendo stato in realtà Cesare il mandante dell’assassinio di Alfonso d’Aragona, marito che Lucrezia amava, stimava e che invano tentò di proteggere (http://www.pilloledistoria.it/3316/storia-moderna/cesare-borgia-fa-assassinare-cognato-marito-lucrezia) (Foto da: scanopia.com).
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