Capitolo 7, Ottobre, 1499

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«Cesare Borgia cammina sui sogni» affermò Ramiro De Lorqua, alzando lo sguardo verso il cielo serotino.
Milano festeggiava i suoi nuovi signori con un’altra notte di baldoria, preferendo concedere con generosità e buona grazia ciò che, altrimenti, sarebbe stato comunque strappato con la rapina, il saccheggio e lo stupro.
Michele non si volse a guardarlo, appoggiato alla pietra fredda del balcone. Il banchetto troppo opulento, il vino troppo abbondante lo avevano costretto ad allontanarsi dalla sala gremita in cerca di refrigerio. Dalle finestre aperte, i rumori della festa li raggiungevano, la musica chiassosa, le risate acute delle donne. Un senso di eccesso, di forzata vitalità, dominava ogni giorno, ogni notte dal loro arrivo in quella città.
«Mi chiedo quanto a lungo essi lo sosterranno» continuò Ramiro, rilasciando le braccia e ponendosi alla stessa altezza di Michele. Appariva invecchiato, tuttavia sempre uguale a se stesso, con quella sua aria da uomo tra i ragazzi che lo aveva sempre contraddistinto. La fronte già alta si era ulteriormente ampliata in un’incipiente calvizie, e il volto affilato, illuminato dai chiari occhi azzurri, appariva stanco, scavato.
«Auguriamoci che lo sostengano ancora per un po’, o precipiteremo tutti appresso a lui» rispose Michele con forzata allegria, e in un’unica sorsata vuotò la coppa che teneva in mano.
«Forse Lucifero disse qualcosa del genere riguardo a Satana, poco prima della caduta» sentenziò Ramiro, osservando il lento sfilacciarsi di una nuvola oltre i tetti delle case.
«Di certo nemmeno il saggio Belial poté prevedere l’esito di quell’impresa» ribatté divertito Michele, osservando il profilo grifagno dell’uomo al suo fianco, la mano che faticava a sostenere il capo, lo sguardo annebbiato dal vino.
Ramiro si voltò a guardarlo, inarcando un sopracciglio.
«Sarei io Belial in questa vostra pantomima della caduta? Sarei onorato di essere equiparato a un demone così saggio ed eloquente.»
Michele sbuffò.
«Lo so bene, lo so bene, Ramiro… ma alla fine che importa quale sia il tuo nome o il tuo ruolo su questa scacchiera? Sei e rimarrai un povero diavolo, come tutti noi!» esclamò, cercando di bere ancora dalla coppa vuota.

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