Capitolo 8, Marzo, 1500

sun&moon-LR

«Siete invasato quanto lui, Corella» lo interruppe la donna, sospirando «sebbene brilliate di luce riflessa. Mi chiedo come sarebbe vedervi risplendere della vostra, oscura luce. Ammesso che essa sia davvero oscura» lo studiò per un istante, socchiudendo gli occhi come se cercasse di mettere a fuoco qualcosa oltre l’involucro di carne che lo sosteneva.
Era questo che gli altri percepivano in lui? O era solo quella donna, Caterina, a privarlo di un’identità al punto tale da affermare che la sua unica luce fosse quella riflessa dall’astro di Cesare? In fondo, non era quello aveva scelto per sé fin dall’inizio? Perché ora se ne meravigliava tanto?
«Lui è come il sole, riscalda la terra e a volte il suo calore è tale da bruciarla» udì la sua voce pronunciare quelle parole con un tono sconosciuto «io sarò la luna, che risplende sulla sua scia. Ma senza di me non troverebbe riposo, la notte sarebbe troppo buia.»
Caterina scosse nuovamente il capo, rivolgendo a Michele un’occhiata quasi intenerita, per quanto ci si potesse aspettare tenerezza da una donna come lei.
«Me lo avevano detto che eravate un poeta, Messer Corella. Un sicario, un capitano di ventura, ma anche un poeta. Forse, tutto sommato, il vostro Cesare ha bisogno dei vostri raggi d’argento quanto voi ne avete dei suoi d’oro.»

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