Finito il capitolo 12!!

«Tu cerca solo di rimetterti. Non puoi pretendere che faccia tutto da solo» scherzò, e per un attimo l’eco di un sorriso storto gli deformò le labbra, scagliandoli indietro nel tempo, lontano da quella stanza che puzzava di morte, dal silenzio gonfio di rancore che si stringeva sempre di più intorno al palazzo, come una fiera che si apprestasse a colpire.
Nulla era accaduto, nemmeno una parola era stata scritta, e loro erano solo due ragazzi, tra le colonne ferite dal sole della Schola, coi loro giuramenti e i loro scherzi crudeli, alla vigilia di un viaggio ancora da intraprendere. Anche le labbra di Cesare, arse e screpolate dalla febbre, parvero vacillare sull’orlo di un sorriso, che non raggiunse gli occhi.

Ponte lungo e produttivo, nonostante gli svarioni di umore.
Sono molto soddisfatta di questo capitolo, mi fa venire voglia di ricominciare da capo e scrivere tutto i libro così!
E adesso:

Capitolo 13. Maggio, 1504

 

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