Michele e Ramiro, Capitolo 11. Febbraio 1502

cialo

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Le strade erano invase dalle danze, dalle risate, dai canti in un’orgia di vita disperata. Sotto il cielo illuminato a giorno dall’oro delle fiaccole, Ramiro e Michele si erano ritrovati a caracollare lungo l’argine fino al fiume, ebbri, aggrappati l’uno
all’altro per non cadere, invano. Una volta caduti erano stati incapaci di sciogliere quel viluppo di membra disordinatamente sparse sull’erba umida di rugiada. Così riversi l’uno sull’altro, il respiro che beveva il respiro dell’altra bocca, il petto scosso dallo stesso riso, si erano persi per un istante nello stupore che accomuna a volte gli esseri umani, che la pelle non è che aria, la
carne non è che acqua, e due corpi possono essere uno, così come possono esserlo due anime distinte.

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