Recensione: Polideuce su Anobii

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Ho sempre letto moltissimi romanzi e saggi storici; col tempo, però, ho iniziato a leggere sempre meno romanzi temendo l’effetto Dan Brown.
La lettura da ombrellone non è un male, ma se tutti i romanzi storici sfoderano complotti più o meno improbabili e balzano da un periodo all’altro, alla fine si trasformano in una serie di romanzi fabbricati in serie; tutti uguali e, alla lunga, tutti ugualmente noiosi.
Sovente la storia non ha bisogno di innesti moderni, basta che venga narrata, così come la conosciamo, in un modo coinvolgente che prenda il lettore e lo trascini; è il caso di questo romanzo.
Il libro è scritto bene e la lettura fila via senza intoppi.
A me, per dire, Cesare Borgia, come figura storica, non mi ha mai incuriosito più di tanto e i Borgia, come famiglia, ne condividono la condizione.
Questo libro, come la “Lucrezia” della Bellonci, tratta proprio questa famiglia della quale lessi qualcosa da ragazzino e che poi non ebbe più il potere di incuriosirmi.
La bontà del libro di Federica sta nel trattare un personaggio secondario, a me, per dire, del tutto ignoto prima di questa lettura, e di renderlo oggetto di interesse grazie a un registro accattivante, facilmente accessibile; con una narrazione che, pur con pochi dialoghi, dice quanto necessario per rendere il personaggio a tutto tondo.
Il romanzo si caratterizza anche per la presenza di una serie di personaggi secondari che pure hanno il potere di stimolare curiosità.
Non posso dire di essermi affezionato al protagonista, ma la lettura mi ha riappacificato con genere che ho sempre amato e dal quale ultimamente, per le ragioni sopra esposte, me ne sono discosto.
A fine lettura posso dire di aver, però, maturato l’intenzione di saperne di più riguardo al periodo trattato.
Polideuce

 

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