Recensione: Drusie su La biblioteca di Drusie

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“Cesare cammina sui sogni”
Questa frase, posta circa a metà del libro, mi ha colpita, perché mi ha fatto comprendere quale fosse una delle cose che apprezzavo di più di questo romanzo: la sensazione che si trattasse di sogni.
Io non amo molto i romanzi storici, ma grazie alla particolare struttura di quest’opera, il tutto scorre via molto piacevolmente. La Soprani, infatti, ha preferito dedicare ogni capitolo ad un anno, ma non a tutto l’anno, bensì ad un particolare momento all’interno di questo, riuscendo così a dare continuità alla trama senza appesantirla. Ottimo il ricorso ai flashback che raccontano, in poche esaustive parole, ciò che accade tra un capitolo e l’altro, permettendo di seguire la storia, senza dimenticare ciò che stanno facendo i personaggi in quel momento.
I ‘momenti’ selezionati, non hanno particolare risonanza storica e questo permette all’autrice di indagare i pensieri del protagonista senza che la sua figura venga offuscata da quelle più note e ingombranti di Cesare e Lucrezia Borgia, del Papa, di Giuliano della Rovere e di quanti altri si agitavano sulla scena in quegli anni.
Pur non essendo appassionata di storia, la conosco abbastanza da notare che i riferimenti sono precisi e che non ci sono particolari licenze di scrittura. Non nei fatti almeno. Nei pensieri il discorso magari cambia, ma viene comunque rispettato il carattere che libri e saggi ci hanno tramandato.
Nonostante la terza persona, ci sono punte altamente introspettive del protagonista e la scena in generale, non si sposta mai da lui, facendone quasi un narratore che si osserva dall’esterno. Questo connubio conferisce al tutto il fascino di un’opera di fantasia, affascinando il lettore che si ritrova ben lontano dalla pesantezza di alcuni lavori storici, pur senza perderne il pregio.
Finale inevitabile, in quanto la storia è storia, ma preparato da un momento positivo e scritto in poche brevi righe, quasi a voler tacere la fine di una figura così oscura eppure così preziosa.

Personaggi: Esattamente come l’autrice, decido di parlare del solo Michele Corella. Un po’ perché sugli altri personaggi è stato scritto anche troppo, un po’ perché questo è un libro a lui dedicato ed è quindi giusto che ottenga tutta la scena e le attenzioni. Micheletto, di cui avevo sentito parlare, senza approfondire, si è rivelato un personaggio poetico e affascinante. Colto, raffinato, capace di riflessioni profonde, è anche un terribile assassino che non si rifiuta mai e esegue sempre gli ordini senza protestare. Non importa ci che questo causa al suo animo. Assistiamo impotenti ai suoi dubbi, alle sue incertezza, al suo cammino affianco alla morte, sapendo di non poter fare niente, ma continuando a sperare che qualcosa cambi. Cambia troppo tardi, ma almeno gli ultimi anni della sua vita sembrano essere più sereni.
Ciò che colpisce di più, però, è la sua assoluta fedeltà a Cesare Borgia. Forse in certi momenti dubita di alcune scelte, talvolta prova anche ad esprimere il proprio dubbio, ma alla fine ciò che Cesare ordina, lui esegue. Al di là della razionalità o meno della cosa, ho apprezzato questo aspetto.

Stile: Poetico e raffinato. La scelta delle parole, soprattutto nei pensieri e nelle descrizioni, crea una musicalità dolce nelle frasi che accompagna il lettore senza annoiarlo. Stessa cosa per la prevalenza dell’aspetto introspettivo su quello storico. Ottime tutte le tempistiche, dalla lunghezza dei flashback, a quella delle descrizioni e delle riflessioni. Buone per essere incisive e per farsi ricordare, senza distrarre troppo dal momento attuale che si sta leggendo.
Ottimo italiano, registro tendente all’alto (ma comprensibile da tutti), un solo refuso (notato probabilmente perché unico).

Giudizio finale complessivo: Un romanzo storico che mi ha affascinata (e talvolta quasi commossa) e tenuta con il fiato sospeso fino alla fine. Sapevo come sarebbe finito (la storia quella è), eppure fino all’ultimo ho sperato in quel famoso cambiamento. Per la prima volta non sono stata oppressa da fatti e date, ma piacevolmente intrattenuta da disquisizioni interessanti e pensieri profondi.
Ho apprezzato moltissimo i salti da un anno all’altro che hanno velocizzato la mia lettura. Ho avuto l’impressione di trovarmi davanti una serie di brani, leggibili anche da soli, ma che in ordine e tutti assieme hanno formato un bel racconto.
Ottima anche la scelta di non inserire descrizioni forti tendenti allo splatter o all’hard. Tutto molto pacato, elegante e raffinato. Un po’ come Corella.
Voto: 9/10

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