Recensione: Luca Sanguinetti su Gli amanti dei libri

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Il romanzo di questa scrittrice emergente ci fa rivivere la storia della famiglia Borgia che, fra la fine del 15° e l’inizio del 16° secolo, tentò di dominare l’Italia attraverso guerre, alleanze, tradimenti ed omicidi. Gli eventi storici della famiglia catalana che unì il potere spirituale con quello temporale, del Papa Alessandro VI e del suo famoso figlio Cesare sono noti, sia attraverso saggi (il famoso Principe di Machiavelli infatti s’ispirava alla figura di Cesare Borgia detto il Valentino), sia in  romanzi e fiction televisive, ma questa volta le vicende vengono narrate da Miguel Corella, il sicario di Cesare Borgia.

L’azione inizia nel 1505 quando Corella, prigioniero nelle carceri di Castel Sant’Angelo, racconta al fiorentino Niccolò Macchiavelli le sue vicende legate a stretto filo con quelle della famiglia catalana.  Miguel era una persona complessa: nello stesso tempo umanista, poeta, amante del bello e delle arti, ma anche uno spregiudicato assassino. Il titolo ne spiega molto bene la figura. L’ amicizia, o perfino amore, per Cesare lo portò a diventare la sua ombra, sacrificando tutta la propria vita per seguirne il suo destino. La piena sottomissione a Cesare Borgia così viene sottolineata: “I tuoi peccati sono i miei peccati, Cesare….finchè io sarò vivo, le mie mani saranno le tue, per raccogliere i peccati, quelli compiuti e quelli solo desiderati. Io li accoglierò in me, tu li monderai. Nessun inferno potrà inghiottirti, nessun paradiso reclamarti, se non sarai tu a volerlo” (pag. 81).

Nel seguire la vita di questo sicario comprendiamo anche meglio il personaggio di Cesare Borgia, uomo dominato dal desiderio di realizzare imprese impossibili, sia in guerra che in amore, un personaggio inquieto ingabbiato dai piani del padre e papa, Rodrigo Borgia. Cesare aveva il desiderio di dominare e riunire sotto il suo comando l’Italia intera, non si fidava di nessuno, neppure dei suoi alleati, tanto che spesso li faceva ammazzare dal suo fidato sicario.

I salti temporali che si susseguono  nel corso del breve romanzo scandiscono i moti dell’animo del sicario. Quello che è importante per l’autrice non è la storia in sè, quanto delineare il profondo legame di Corella con Cesare, assetato di potere , fama e sangue.

La scrittura della Soprani è asciutta ed essenziale. Le frasi sono brevi, per delineare con poche parole i personaggi che vuole sottolineare. La peculiarità di questo romanzo è la finezza con cui la psicologia ed il dramma interiore del protagonista vengono descritti. Corella non è un freddo sicario, ma una persona che sacrifica sè stesso per il bene del suo amico, negandosi ogni amore e perdendo anche la propria anima. Ogni volta che dovrà compiere un omicidio soffrirà; con il passare del tempo le divergenze con Cesare aumenteranno e i dissidi interiori cresceranno.

Ho trovato geniale, infine,  il fatto che l’autrice abbia inserito nel romanzo il dialogo con l’ambasciatore e scrittore fiorentino Machiavelli, perchè ciò ci permette di scoprire l’altra faccia del sicario, ovvero il suo amore per le arti, la poesia e le lettere.

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