Recensione: Valeria su Anobii

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Questo romanzo me lo aspettavo diverso, forse per la connotazione di genere storico che implica di norma una visione panoramica d’insieme dei fatti sullo sfondo.
L’affresco qui invece è assente, credo per via della necessità dell’autrice di porre l’accento sulla relazione che lega le vite narrate.
Ogni capitolo è una scena a sé, un episodio preciso che messo insieme agli altri fa luce esclusivamente sull’esistenza del personaggio principale. Del resto, che peso può avere l’incedere della storia, nella vita di chi ha scelto per sé, a priori, di dedicarsi completamente alla realizzazione del sogno di un altro?
Ogni facoltà decisionale, ogni arbitrarietà e perfino gli eventi cruciali soccombono davanti alla caparbietà con la quale il protagonista persegue quello che avverte come suo scopo: la dedizione. Che è molto più della lealtà e dell’affetto!
Mi è piaciuto il modo con cui l’autrice svela la psicologia del protagonista: attraverso indizi sempre più eloquenti e senza esprimere condanna o compassione, introduce l’aspetto intimo della sua personalità. In perfetto allineamento con la prospettiva della ricostruzione storica, denota così l’esclusiva volontà di raccontare.
La prosa è curata e scorrevole. A tratti un po’ carica di aggettivi, di qualche locuzione desueta, di subordinate e coordinate, eppure non dà l’impressione né della verbosità, né della pesantezza.
Le molte pagine in cui si articola il romanzo si sono lasciate leggere suscitandomi via via sempre maggior curiosità di scoprire di più.

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