Recensione: Silvia Scibilia su I racconti di Lilith

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“Gregario”. E’ l’aggettivo giusto per Corella? Dopo aver letto Corella l’ombra dei Borgia sarà l’immagine mentale che legherò al ruolo. Il gregario avrà profondi occhi grigi e una dialettica ricca di poesia. Sarà un uomo coraggioso perché, come suggerisce il subdolo Machiavelli, ci vuole più coraggio a inseguire i sogni altrui che i propri.
Corella ricorda la sua vita senza cedere alla descrizione, filtra fatti, eventi attraverso riflessioni, emozioni che sembrano scivolare nel rammarico. E’ solo apparenza? Realmente Corella avrebbe eseguito per suo volere? Davvero avrebbe ferito chi amava e se stesso in nome di una fedeltà indiscussa? Il dubbio emerge in ogni pagina di questo libro, smentisce il racconto del narratore e fa emergere l’idea che quella fedeltà non fosse poi tanto scontata da parte di Cesare Borgia e che venisse messa continuamente in discussione attraverso prove e sacrifici. Da una parte il gregario, dall’altro il leader egocentrico. La lettura del romanzo attraverso le riflessioni di Michele Corella, ormai sconfitto e in gabbia, ormai lontano da quel faro che l’ha portato ovunque tranne che in salvo, suscita anche altre domande, pungola verso riflessioni ucroniche, su come sarebbe stata la storia d’Italia se Cesare Borgia non fosse stato fermato. Un’Italia unita alla soglia dell’età moderna, un’Italia stato nazionale anzitempo. E infine chi era Corella? La Storia scrive di lui che fu il sicario del Valentino, ma la vera storia di Corella, quella di lui come uomo che vuole riscrivere la sua vita, non la sapremo mai. Finì prima ancora che cominciasse.
La scrittura di Federica Soprani nel sostituirsi a questo singolare umanista è sontuosa e l’unica critica che posso muovere è che un lettore che nulla sa della storia dei Borgia potrebbe avere qualche difficoltà a capire i fatti. La focalizzazione totale nel personaggio, tuttavia, giustifica la scelta della prevalenza riflessiva su quella narrativa.

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