da admin | Giu 6, 2011 | News
«Tu cerca solo di rimetterti. Non puoi pretendere che faccia tutto da solo» scherzò, e per un attimo l’eco di un sorriso storto gli deformò le labbra, scagliandoli indietro nel tempo, lontano da quella stanza che puzzava di morte, dal silenzio gonfio di rancore che si stringeva sempre di più intorno al palazzo, come una fiera che si apprestasse a colpire.
Nulla era accaduto, nemmeno una parola era stata scritta, e loro erano solo due ragazzi, tra le colonne ferite dal sole della Schola, coi loro giuramenti e i loro scherzi crudeli, alla vigilia di un viaggio ancora da intraprendere. Anche le labbra di Cesare, arse e screpolate dalla febbre, parvero vacillare sull’orlo di un sorriso, che non raggiunse gli occhi.
Ponte lungo e produttivo, nonostante gli svarioni di umore.
Sono molto soddisfatta di questo capitolo, mi fa venire voglia di ricominciare da capo e scrivere tutto i libro così!
E adesso:
Capitolo 13. Maggio, 1504
da admin | Mag 18, 2011 | Frammenti
da La rinascita di Hermes:
Costanza non attese che si fosse allontanato, pronta a fronteggiare la nuova presenza. La catena era scomparsa, come era apparsa, e tutto sembrava quiete e silenzio intorno a lei. Poi, all’ombra di un quercia secolare, scorse una figura immobile, la schiena appoggiata al tronco, le braccia conserte.
Senza tradire alcuna emozione, la donna antica rimase al suo posto, eretta, solo le mani contratte, pronte a scattare in caso di una nuova minaccia.
L’uomo si staccò dall’albero, emerse dalle ombre, come se fosse fatto d’ombra lui stesso. E forse era proprio così, perché quando avanzò l’oscurità parve coagularsi nella massa lucida dei capelli inanellati sul collo e le spalle. Indossava una blusa nera, di foggia indefinibile, un giustacuore in cuoio che fasciava la figura snella, pantaloni e stivali neri.
Quando la salutò, lo fece con un inchino, sfilandosi al contempo il berretto floscio che gli copriva il capo.
«La notte sia con Voi, Madonna Costanza».
E le sorrise, un sorriso da lupo, nel volto bruno, negli occhi color dell’acciaio che la scrutavano, senza minaccia, senza timore.
Costanza si limitò a un rigido cenno del capo, senza sorridere.
«Sia con Voi la notte, signore, sebbene io ancora non sappia se debba annientarvi o ringraziarvi per il vostro seppur non richiesto intervento» lo salutò a sua volta, e subito aggiunse, non senza ironia:
«Di certo, conoscere il vostro nome potrebbe affrettare la mia decisione in una direzione piuttosto che nell’altra».
Lui parve trovare divertente quella sua affermazione, perché il sorriso si accentuò, sulle labbra carnose, e si affrettò a rispondere:
«Micheletto è il nome con cui mi chiama il mio signore, Michele Corella quello con cui ero conosciuto prima di divenire ciò che sono. Che io sia per Madonna ciò che Madonna desidera».
«Avete la lingua letale quanto la vostra catena, Michele» osservò Costanza, l’ombra di un sorriso sulle labbra vermiglie.
«E ditemi, cosa volete da me, o cosa vuole da me questo vostro signore? La notte richiede il suo tributo, e io ho un viaggio da affrontare prima dell’alba»
Lui si avvicinò di un passo e, poiché lei non retrocedeva, di un altro ancora. Erano uno di fronte all’altra, ora, e i loro sguardi si specchiavano come il buio sull’acciaio.
da admin | Mag 12, 2011 | News
Strana giornata, cominciata prestissimo con la ferma consapevolezza che non avrei scritto una riga decente.
Invece ho finito i lcapitolo 11, e ora la dicitura:
Capitolo 12. Luglio 1503
campeggia davanti ai miei occhi un po’increduli… Merito di Macchiavelli, non ho dubbi!!
Luglio 1503… ad agosto Rodrigo muore e i sogni iniziano a cadere come frammenti di vetro da un cielo troppo alto.
Voglio proprio finirla questa cosa?….
da admin | Mag 9, 2011 | News
Ovvero, le impressioni a caldo cortesemente e graziosamente enunciate dalla leggiadra Aoife8, ninfa tra le ninfe di The Borgias – First Italian Forum dopo la lettura della parte conclusiva del capitolo 9 (dove viene descritta la morte di Alfonso d’Aragona.
Grazie, mia cara fanciulla :).
L’Alfonso di questo capitolo è molto diverso da com’è nello show, ma credo si avvicini di più all’originale. L’amava davvero, la sua Lucrezia, è lampante. E Lucrezia amava lui, tanto da non vedere nessun altro. E Sancha è proprio come me la immagino, pronta alla sfida pur sapendo di aver perso in partenza. La calma con cui Michele affronta il suo compito è surreale. C’è quasi grazia nel suo agire, quella di un artista – suppongo che, nel suo particolarissimo campo – lo sia. E la sua arte lo aliena da tutti (anche da Lucrezia – per la quale ho notato – forse sbagliando- un sentimento romantico, o forse la devozione che ispirano le cose irragiungibili).
Mi è piaciuto molto. Molto. Grazie per averlo condiviso
E ancora:
E’ un bel contrasto, quello che hai creato in Michele. Mi piace. E’ interessante. E’ quella situazione di perpetuo what if: cosa sarebbe successo se avesse fatto la scelta che di solito un animo come il suo gli avrebbe suggerito? E poi, inevitabilmente prende la strada per noi “sbagliata”, ma il suo modo di ragionare la fa apparire giusta anche al lettore che si immerge in lui.
Riguardo al suo rapporto con Lucrezia, se ne sa così poco che puoi sbizzarrirti, LOL. Di nuovo, c’è un pepetuo effetto slading doors che mi incuriosisce.
Quanto ad Alfonso, nello show è molto diverso da come lo immagini, essendo una mescolanza tra lui e suo padre, un individuo abbastanza losco, a quanto ne so. Il suo sarcasmo, cinismo e complessità me lo fanno adorare. Ma il tuo mi piace in modo diverso, per la sua devozione che forse è il suo tragic flaw: non è riuscito a lasciare Lucrezia e ha pagato con la vita.
da admin | Mag 9, 2011 | Frammenti
«Ecco le mani del santo e del peccatore, del letterato e dell’assassino… Mani che sanno infondere la vita a un’informe palla di creta, che sanno vergare sulla carta gli accenti dell’anima stessa, e che al contempo possono spezzare, recidere, stritolare con la medesima facilità».
[…]
«Credi fosse questo che aveva in mente Dio? Credi che fosse questo il suo piano? Ci ha fatti simili agli angeli, ma con la possibilità di scegliere se appartenere al cielo o all’inferno».
Corella, cap.6