Recensione di Stefania Anja su I miei sogni tra le pagine
Uno non potrebbe esistere senza l’altro.
Dopo aver acquistato l’ebook ed averlo letto, posso finalmente dare un commento. Questo è quello che ho scritto sull’anobii del forum:
**Attenzione contiene Spoilers**
Come ho accennato, la seconda parte è più ricca della prima, ed è quella che ho apprezzato di più, per motivi ovvi (c’era più azione, naturalmente) ma anche meno, ad esempio si esplora più a fondo il “mondo interiore” di Michele. La sua relazione con mi ha sorpresa ed era anche commovente, in qualche modo. Ma la più commovente, forse, è quella con Lucrezia. Che è anche il personaggio che mi è piaciuto di più, forse perché lo sguardo di Michele su di lei è molto simile a quello di un osservatore esterno qualunque, uno che crede di conoscerla e invece la adora soltanto, ne è affascinato, tutto lì — per quanto vada aggiunto che un tormentatissimo e maledetto rapporto con Lucrezia lui ce l’ha. Molto belli i passaggi che precedono l’assassinio di Ramiro, breve e straziante la conclusione. Credo che il pregio maggiore di questo libro sia la passione con cui è scritto, che trasuda dalle righe, perché è ovvio che non è stato scritto perché un editore ha chiesto un libro sui Borgia. Le influenze montalbaniane sono più che benvenute, ma la passione è la cifra di Federica.
Ultima nota: è sempre un buon segno quando “chiudi” (non posso proprio dirlo di un ebook, ma capitemi) un libro e ci pensi ancora. Per fare altri esempi borgiani, non mi è successo né con “La famiglia”, né con “Sangue e onore”, per non parlare di altri su cui è meglio stendere un velo.
fonte
“Cesare cammina sui sogni”
Questa frase, posta circa a metà del libro, mi ha colpita, perché mi ha fatto comprendere quale fosse una delle cose che apprezzavo di più di questo romanzo: la sensazione che si trattasse di sogni.
Io non amo molto i romanzi storici, ma grazie alla particolare struttura di quest’opera, il tutto scorre via molto piacevolmente. La Soprani, infatti, ha preferito dedicare ogni capitolo ad un anno, ma non a tutto l’anno, bensì ad un particolare momento all’interno di questo, riuscendo così a dare continuità alla trama senza appesantirla. Ottimo il ricorso ai flashback che raccontano, in poche esaustive parole, ciò che accade tra un capitolo e l’altro, permettendo di seguire la storia, senza dimenticare ciò che stanno facendo i personaggi in quel momento.
I ‘momenti’ selezionati, non hanno particolare risonanza storica e questo permette all’autrice di indagare i pensieri del protagonista senza che la sua figura venga offuscata da quelle più note e ingombranti di Cesare e Lucrezia Borgia, del Papa, di Giuliano della Rovere e di quanti altri si agitavano sulla scena in quegli anni.
Pur non essendo appassionata di storia, la conosco abbastanza da notare che i riferimenti sono precisi e che non ci sono particolari licenze di scrittura. Non nei fatti almeno. Nei pensieri il discorso magari cambia, ma viene comunque rispettato il carattere che libri e saggi ci hanno tramandato.
Nonostante la terza persona, ci sono punte altamente introspettive del protagonista e la scena in generale, non si sposta mai da lui, facendone quasi un narratore che si osserva dall’esterno. Questo connubio conferisce al tutto il fascino di un’opera di fantasia, affascinando il lettore che si ritrova ben lontano dalla pesantezza di alcuni lavori storici, pur senza perderne il pregio.
Finale inevitabile, in quanto la storia è storia, ma preparato da un momento positivo e scritto in poche brevi righe, quasi a voler tacere la fine di una figura così oscura eppure così preziosa.
Personaggi: Esattamente come l’autrice, decido di parlare del solo Michele Corella. Un po’ perché sugli altri personaggi è stato scritto anche troppo, un po’ perché questo è un libro a lui dedicato ed è quindi giusto che ottenga tutta la scena e le attenzioni. Micheletto, di cui avevo sentito parlare, senza approfondire, si è rivelato un personaggio poetico e affascinante. Colto, raffinato, capace di riflessioni profonde, è anche un terribile assassino che non si rifiuta mai e esegue sempre gli ordini senza protestare. Non importa ci che questo causa al suo animo. Assistiamo impotenti ai suoi dubbi, alle sue incertezza, al suo cammino affianco alla morte, sapendo di non poter fare niente, ma continuando a sperare che qualcosa cambi. Cambia troppo tardi, ma almeno gli ultimi anni della sua vita sembrano essere più sereni.
Ciò che colpisce di più, però, è la sua assoluta fedeltà a Cesare Borgia. Forse in certi momenti dubita di alcune scelte, talvolta prova anche ad esprimere il proprio dubbio, ma alla fine ciò che Cesare ordina, lui esegue. Al di là della razionalità o meno della cosa, ho apprezzato questo aspetto.
Stile: Poetico e raffinato. La scelta delle parole, soprattutto nei pensieri e nelle descrizioni, crea una musicalità dolce nelle frasi che accompagna il lettore senza annoiarlo. Stessa cosa per la prevalenza dell’aspetto introspettivo su quello storico. Ottime tutte le tempistiche, dalla lunghezza dei flashback, a quella delle descrizioni e delle riflessioni. Buone per essere incisive e per farsi ricordare, senza distrarre troppo dal momento attuale che si sta leggendo.
Ottimo italiano, registro tendente all’alto (ma comprensibile da tutti), un solo refuso (notato probabilmente perché unico).
Giudizio finale complessivo: Un romanzo storico che mi ha affascinata (e talvolta quasi commossa) e tenuta con il fiato sospeso fino alla fine. Sapevo come sarebbe finito (la storia quella è), eppure fino all’ultimo ho sperato in quel famoso cambiamento. Per la prima volta non sono stata oppressa da fatti e date, ma piacevolmente intrattenuta da disquisizioni interessanti e pensieri profondi.
Ho apprezzato moltissimo i salti da un anno all’altro che hanno velocizzato la mia lettura. Ho avuto l’impressione di trovarmi davanti una serie di brani, leggibili anche da soli, ma che in ordine e tutti assieme hanno formato un bel racconto.
Ottima anche la scelta di non inserire descrizioni forti tendenti allo splatter o all’hard. Tutto molto pacato, elegante e raffinato. Un po’ come Corella.
Voto: 9/10
RECENSIONE
Mi aspettavo un romanzo d’avventura, con assedi, spie, veleni; mi aspettavo la storia di un’Italia spezzettata e piegata dalle continue conquiste. Ebbene, questo romanzo è questo e molto di più. Federica Soprani riesce, con una certa maestria, ad accompagnarti nella vita di un uomo che ha fatto la Storia, pur rimanendo nell’ombra, che ha ucciso, torturato e spiato, ma anche amato e difeso con tutto il cuore. Michele Corella è fin dalla giovinezza il braccio destro di Cesare Borgia, amico fedele, quasi un fratello. Per lui Michele fa e farebbe qualsiasi cosa, basta un cenno o uno sguardo tra i due.
Il romanzo è una biografia romanzata, ma anche un sapiente spaccato dell’Italia tra ‘400 e ‘500, divisa e contesa dalle varie potenze europee, piagata da guerre, e invasioni. Ripercorriamo la vita del Borgia, dalla giovinezza pisana, alla porpora cardinalizia, dal sogno di un’Italia unita sotto il suo potere alla decadenza. Accanto al Valentino troviamo sempre, silenzioso, Corella, che mette da parte la sua stessa vita per il bene dell’amico-padrone, allontanandosi dalla famiglia, dagli amici, ma anche da un inaspettato amore. Le vicende storiche note sono rese in maniera dettagliata e vivida, ricreando battaglie, assedi, ma anche lotte e intrighi di potere. La storia nascosta, la vita poco nota del Corella, ma anche i lati oscuri della corte pontificia sono frutto di fantasia, ma realizzata in maniera molto coerente col contesto, tanto da non far notare stacchi o parti scricchiolanti. Questo è dovuto anche ad una grande padronanza del linguaggio da parte dell’autrice. E’ un romanzo mai banale, ben progettato e ben realizzato, che porta il lettore nella storia, e propone una vera analisi psicologica di un personaggio molto discusso. Si aprono qua e là delle vere e proprie finestre filosofiche, in cui Corella si questiona sull’amicizia, il potere, l’amore, la morte. E proprio la morte è una tematica molto forte: Corella si descrive a volte come un angelo della morte, a volte come un suo bislacco burattino, un giocattolo con cui la Signora con la falce si trastulla.
Ho apprezzato ogni dettaglio, e soprattutto ogni descrizione, mai pesante!
Voto…
STILE: 10
“Le pareti della cella stillavano un’umidità antica, che precipitava in gocce fredde sul pavimento. Acqua sporca, gravida di ogni sozzura accumulata ai piani superiori, che laggiù si raccoglieva in pozzanghere maleodoranti, incapace di cadere più in basso”.
Inizia così il romanzo di Federica Soprani che narra di un’anima divisa tra l’amore per la letteratura, per la poesia e l’ammirazione incondizionata verso i Borgia, in modo particolare verso Cesare Borgia. Si tratta di Corella, si tratta di un incontro tra Cesare e Michele che avrebbe segnato le loro vite caratterizzate da passioni e morte.
“E sia come dici, Michele Corella, tu che con le parole convinceresti il diavolo a consegnarti le chiavi dell’inferno. Io sarò tutto ciò che vorrò essere e tu sarai con me, al mio fianco, in terra, in cielo o ovunque i miei passi mi porteranno”.
Micheletto è un freddo e spietato esecutore di ordini, un anticipatore dei desideri di vendetta di una famiglia potente, è il “sicario umanista”. Micheletto è soprattutto un uomo che ha abbandonato i propri sogni per seguire un sogno non suo, vivendo all’ombra di altri. Il suo “signore” è Cesare Borgia, uomo impulsivo, egoista, privo di scrupoli, assetato di potere.
“Posso solo augurarmi di essere d’esempio per altre donne che verranno dopo di me. Costrette a rammollirsi nel latte dell’apparente rassegnazione femminile, mentre i loro mariti e padri compiono le più ignobili angherie”.
Tra alleanze, assedi e scontri cruenti, il sogno di Cesare sembra avverarsi: edificare in Romagna un proprio regno è ciò che desidera, nulla e nessuno lo può fermare. Nessuno? Il giorno in cui muore il Papa Alessandro VI, suo padre, è l’inizio della fine per i Borgia. Tutti voltano le spalle alla famiglia Borgia, tutti tranne Corella di cui Machiavelli tesse le lodi dicendo:
“Ci vuole un gran coraggio a seguire i propri sogni, a giocare il tutto per tutto per realizzarli, ma ce ne vuole ancora di più a mettere in gioco la propria stessa esistenza in nome di un sogno non nostro”.
Senza alcun dubbio Michele ha, in piena libertà, fatto le sue scelte di vita basandosi su una fiducia e una fede in Cesare, senza limiti. Anche quando, in prigione, Micheletto viene torturato affinchè rivelasse notizie preziose su Cesare, egli tace. In cuor suo sa che non avrebbe mai rinnegato un solo si pronunciato in nome dei Borgia. Tradire “il suo signore” avrebbe significato tradire se stesso, la propria esistenza.
onori e ossequi”.